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CORSO DI VIOLA

La viola è uno strumento appartenente alla famiglia degli archi e discende dalla viola da braccio medioevale, che si suonava appoggiata sulla spalla, allo stesso modo del violino. Si distingue da quest'ultimo per le dimensioni (è circa 1/7 più grande), per l'estensione (è accordata una quinta sotto) e per il timbro (molto più profondo e meno brillante). La tecnica della mano sinistra e dell'arco sono le stesse del violino e la chiave di lettura è quella di contralto. Le viole di piccole dimensioni (da 38 a 40 cm) hanno una voce magra e nasale, quelle grandi (da 40 a 44) un timbro caldo e rotondo.

Erroneamente si pensa che non sia uno strumento molto diffuso: motivo di ciò è il repertorio solistico piuttosto scarno rispetto alla mole di composizioni dedicate al più conosciuto violino. In realtà l'uso della viola è necessario sia nella musica orchestrale che in quella cameristica, tanto quanto il violino e il violoncello, occupando nell'armonia classica a quattro voci lo spazio del contralto. Tant'è che nel quartetto d'archi il suo uso è imprescindibile. La ragione per un repertorio solistico così limitato è principalmente il rapporto tra sonorità e dimensioni dello strumento: per avere una viola con una cubatura interna perfetta (per mantenere il rapporto tra la cassa armonica di ogni strumento e la sua estensione ci deve essere una determinata cubatura), la sua cassa armonica dovrebbe avere una lunghezza, di almeno 48 cm.

Considerando che la cassa del violino è generalmente lunga circa 35,6 cm, si può immaginare le difficoltà che si riscontrano per una persona di corporatura normale a suonare con uno strumento cosi grande. Questo ha fatto sì che per poter suonare agevolmente la viola i liutai ne hanno costruite delle più svariate proporzioni che vanno dai 38 ai 46 cm di lunghezza della cassa armonica, penalizzandone spesso l'emissione e rendendone più difficile e lenta la cavata del suono, cosicché fino alla prima metà del XX secolo pochissime persone si sono dedicate ad uno studio virtuosistico dello strumento dissuadendo i compositori dallo scrivere concerti solistici dedicati.

Solo l'avvento di strumentisti quali Lionel Tertis, William Primrose e Paul Hindemith (compositore di fama egli stesso), ha fatto sì che l'attenzione dei compositori del '900 portasse a una produzione solistica degna di questo magnifico strumento; esempio fulgido ne è il Concerto per viola e orchestra di Béla Bartók. Tra i maggiori violisti italiani del XX secolo vi sono Dino Asciolla, Bruno Giuranna e Luigi Sagrati.